mercoledì 2 dicembre 2009

Mostre, mostri e gentili donzelle

clipped from www.tempi.it
Certamente alle mostre non ci vanno solo gentili donzelle ma sono arciconvinto che la presenza maschile sia dovuta in massima parte a mariti, fidanzati, amici più o meno trascinati. È difficile rispondere no alla proposta di andare a vedere Picasso o Tiziano: si rischia di fare la figura del buzzurro. Se poi la mostra è di un pittore impressionista, rifiutando di andarci si passa per belve insensibili.
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Le coltivate, delicate fanciulle che vanno per mostre sono in realtà complici di infiniti crimini a cominciare da quelli di Napoleone, celebre saccheggiatore di chiese e di conventi. Piero della Francesca la sua Sacra conversazione non la dipinse certo per farla fotografare coi telefonini a Brera, ma per essere oggetto di devozione in una chiesa di Urbino. E passando a Raffaello, che senso ha la sua Madonna Sistina in una pinacoteca di Dresda? A un animo appena sensibile dovrebbe suscitare la stessa pena che fa una tigre siberiana costretta a languire nella gabbia di uno zoo.
Il giornalista di Tempi sembra essere interessato solo alle "gentili donzelle" e "coltivate delicate fanciulle".

Però una cosa seria la dice: le mostre oggi sono un obbrobrio innaturale e insignificante.

Le opere d'arte - quelle vere - non erano state concepite per essere riprese dai telefonini di qualche buzzurro obbligato ad accompagnare la fidanzata che vuol sentirsi chic.

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