Er Bitte Coine

Ma quando senti che qualche musicante
sta facendo qualcosa di "blockchain",
la prima giusta reazione è: "che merda".

(Rocknerd)

Premessa fondamentale: non mi piace rischiare i soldi altrui.

Quando un singolo Bitcoin valeva 10 dollari nessuno se lo cagava perché era considerato un giocattolino per nerd.
A 100 "costava troppo".
A 1000 leggono sui giornali che uno ci si è comprato la Lamborghini, e si dicono: "se scende un po' compro anch'io".
Scende fino a 153 (gennaio 2015) e nessuno compra: "non sai mai quanto può scendere, è pur sempre un giocattolino".

Poi in questi ultimi mesi del 2017 è salito a 5000, 10000, 15000 e oltre, e più sale e più la gente mi chiede dove si compra senza nemmeno sapere cos'è e come funziona. Poi vedono che perde il dieci-venti per cento in un giorno e stranamente il telefonino ha un po' di pace.

Panico, panico!
"Arrrgh, il valore salirà a MILIONI,
se non compro subito sono fregato!"
Panico, panico!
"Arrrgh, il valore scenderà a MILIONESIMI,
se non vendo subito sono fregato!"

Ho già scritto in un altro articolo uno schema riassuntivo del Bitcoin. Che fingono di leggere per cinque secondi e poi mi chiedono di nuovo, con malcelata foga: "ho capito, ma dove si comprano?"

Qui sotto spiego perché ho sempre sconsigliato di "investire". Sono un informatico, non un economista, ed in particolare:

non mi piace rischiare soldi altrui.

Quanto detto per il Bitcoin vale per qualsiasi altro investimento a rischio - inclusi i cloni del Bitcoin, le cryptomonete alternative al Bitcoin, il mercato azionario e dei prodotti finanziari, il gioco d'azzardo (con esseri umani o con macchine apposite), ecc.



Punto 1: l'illusione di arricchirsi velocemente.

Per fregare i gonzi basta dir loro che esiste qualcosa che "oggi compri a 50, domani vale 1050, per cui puoi già prenotarti l'iPhone ultimo modello". "Ehi, hai sentito il telegiornale? Da oggi puoi guadagnare mentre dormi, c'è la novità che ti permette di arricchirti al volo senza far niente!".

I gonzi ci cascano sempre.

Eppure, prima di mettere mano al portafoglio, dovrebbero ottenere una risposta ragionata, esaustiva e comprensibile a domande come queste:
  • in base a quali processi matematici e finanziari "fa arricchire"?
  • come mai vengo a saperlo solo adesso e solo dai media mainstream?
  • quanti altri, più muniti di me, stanno per investire mentre investo io?
  • quanti altri, molto più muniti di me, hanno già investito da tempo pappandosi il grosso della torta?
  • quanti di questi ultimi sono pronti a fare "dumping" subito dopo che ho comprato?
  • quanto è ragionevole comprare un asset nel periodo in cui è al suo massimo storico?
  • se un asset è così prezioso e tantissimi vogliono investirvi, quanto sale la probabilità di essere truffati da qualcuno?
(mentre scrivevo questa pagina anche la SEC americana ha presentato una lista di domande dello stesso genere)

"Com'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia,
quant'è bella la ricchezza,
quando piove in mano mia!"

(zio Paperone)


Punto 2: volatilità di un asset

Per fregare i gonzi basta suggerire l'idea che loro siano intelligentissimi: "tanto poi appena vedi che il prezzo comincia a scendere, vendi, e conservi il guadagno".

I gonzi ci cascano sempre.

Giustissimo, infatti i veri gonzi sanno che la ricchezza è una cosa magica che senza alcun motivo piove nelle mani di qualunque poveraccio che si trovava per caso passando di lì. E che se un asset sale tumultuosamente di valore, poi prima di calare avviserà tutti con comodo e permetterà a tutti di "liquidare" e arricchirsi istantaneamente (e magari anche esentasse) prima di procedere con calma al suo crash.
Un esempio dalla Borsa Valori. Chi se lo ricorda il rally delle azioni Tiscali? Ottobre 1999: andavano a 46 euro per azione; marzo 2000, appena cinque mesi dopo: massimo storico di 1197 euro per azione, con un gigantesco esercito di gonzi che hanno cominciato a comprare a tutta forza specialmente dopo i 900-1000, mentre i più ansiosi di loro dicevano che a 1200 avrebbero venduto e realizzato guadagni. Il crollo e le perdite furono inesorabili. Stanno ancora aspettando (da cinque anni a questa parte quelle stesse azioni valgono tra i tre e i quattro centesimi).
Ah, ecco scoperto il nocciolo della questione: il vero speculatore "compra basso e vende alto", continuamente, estraendo profitti dalle sole oscillazioni del prezzo, mentre il vero gonzo crede che basti comprare e aspettare, crede di saper indovinare il momento in cui liquidare, il momento in cui trasformare in moneta sonante i guadagni, e crede che l'asset conserverà placidamente il suo valore quel tanto che basta per permettergli di diventare comodamente ricco... Crede che la crescita sia infinita e perciò può comprare azioni Tiscali a 1100, 1150, 1180, 1195, tanto poi "quando comincerà a scendere, realizzo subito i guadagni e mi compro la macchina nuova". Il concessionario sta ancora aspettando...

"Tanto so come regolarmi,
non sono mica un cretino"

(ultime parole famose di uno morto di overdose).


Punto 3: liquidabilità di un asset

Per fregare i gonzi basta dare per scontato che l'asset sia liquidabile in qualsiasi momento: cioè illudersi che se possiedi una cosa che vale 5000 euro, un minuto dopo la puoi convertire in 5000 euro sonanti (quel che in gergo viene definito time to market "istantaneo").

I gonzi ci cascano sempre.

I gonzi non si accorgono dell'abisso che separa ricchezza reale e speculazione finanziaria. Confondendo i due àmbiti e non imparando dagli errori (propri e altrui, passati e futuri), bruciano ricchezza reale ("euro sonanti") in operazioni speculative - che è lo stesso procedimento di quando il povero disoccupato si vende il cellulare per rimediare soldi da giocare ai videopoker, per poi lamentarsi di non aver più il cellulare e nemmeno i soldi per comprarselo (episodio realmente accaduto qui). Questo errore madornale lo commettono anche le banche quando usano i soldi dei depositanti (ricchezza reale) per speculazioni finanziarie (ricchezza... "virtuale").

La compravendita di Bitcoin e criptomonete avviene tuttora solo sui siti web di exchange, che -ovviamente- oltre a grattare la loro percentuale su ogni transazione, non danno alcuna vera garanzia (nessuno di loro vi firma un documento che li impegni legalmente, tanto meno in Italia. Mica fessi!) Mentre è facile comprare (poiché per loro è facilissimo ricevere soldi veri), è molto complicato "liquidare" (cioè vendere in cambio di soldi veri) perché:
  1. una transazione Bitcoin richiede tempo prima di "consolidarsi" nella blockchain (da pochi minuti a parecchi giorni: i blocchi di transazioni sono di dimensione prefissata e a cadenza prefissata, e se ci sono troppe compravendite, tocca aspettare... il limite esiste proprio per scoraggiare le ondate di compravendita puramente speculativa);
  2. l'exchange non è una banca: potrebbe non avere soldi in cassa, preferendo pagare con altre cryptovalute (molto più rischiose e invendibili): che fai, ti pieghi o aspetti? e se mentre aspetti il valore crolla?
  3. l'exchange pone tutta una serie di limiti alla vendita di criptomonete contro soldi veri (per esempio: uno dei più famosi permette di liquidare un massimo di 2500 dollari al giorno);
  4. non è detto che ci siano sempre abbastanza compratori per il prezzo che hai scelto (in tempi di banale trend al ribasso questa cosa è molto peggio di un crash della Borsa dove tutti si affannano contemporaneamente a vendere);
  5. i gestori dell'exchange potrebbero star speculando a loro volta sui Bitcoin depositati presso di loro (rivendendo/comprando/shortando per estrarre ulteriore guadagno per loro stessi);
  6. un "attacco hacker" o un banale bug informatico potrebbero devastare l'intero exchange (cosa già successa più volte, a partire dal mitico Mt.Gox; immaginate ad esempio le facce dei depositanti quando si sono accorti che il loro sito di exchange preferito, appena hackerato da ignoti, non aveva pubblicato nemmeno un numero di telefono e una mail di supporto tecnico).


Punto 4: disponibilità di un asset

Per fregare i gonzi basta insinuare che loro sono sempre proprietari garantiti dell'asset.

I gonzi ci cascano sempre.

Il proprio portafoglio (wallet) può essere detenuto sul PC, sul cellulare, o presso un sito web che offra il servizio wallet (tipicamente lo fanno gli stessi exchange, e non certo per beneficenza). Non passa settimana in cui qualcuno non lamenti che l'hard disk con l'unica copia del wallet si è rotto, il cellulare col wallet è finito in acqua o è stato rubato, il sito di exchange è diventato irraggiungibile o hackerato... i Bitcon "persi" (rubati o cancellati) non sono più recuperabili; i Bitcoin rubati possono essere spesi/venduti a pezzetti e pezzettini e, sebbene tali pezzettini siano teoricamente rintracciabili (poiché la blockchain è pubblica), in pratica bisognerebbe querelare mezzo mondo.

p.s.: l'avevo già detto che per entrare nella giostra si mandano soldi veri senza che nessuno firmi per iscritto un obbligo legalmente vincolante?



Punto 5: riserva di valore o asset speculativo?

Questo è il punto più importante.

Bitcoin era nato come moneta di scambio indipendente dalle banche ma a causa del suo successo e delle caratteristiche particolari del suo protocollo, è diventato di fatto riserva di valore per alcuni (viene comprato per essere conservato a lungo termine, non per essere speso se non in presenza di urgenti e gravi motivi e nessuna alternativa economica) e asset speculativo per altri (viene comprato e rivenduto solo per estrarre guadagno immediato: finché la giostra gira, accorreranno sempre nuovi polli vogliosi di farsi spennare).

Lo speculatore può guadagnare bene quando il valore di un asset oscilla molto: "compra quando è basso, vendi quando è alto" (ovviamente senza mai rischiare che le fluttuazioni lo obblighino a fermarsi lungamente ad aspettare che il prezzo torni alto oppure ad accettare grosse perdite: è la tragicomica realtà - e soprattutto motivo di rovina - di tanti speculatori anche professionisti).

Nonostante la volatilità il Bitcoin viene ancor oggi considerato una riserva di valore, sia perché il valore è salito a livelli stellari (al punto che gli economisti che non sono entrati in tempo nella giostra urlano d'invidia allo "schema Ponzi"), sia perché il suo protocollo prevede automaticamente un raddoppio di difficoltà ogni circa tre anni (per cui il numero di nuovi Bitcoin che vengono periodicamente immessi in circolazione diminuisce progressivamente), e il prossimo raddoppio è previsto pressappoco per il 2020. In altre parole, si spera che nessuno riesca a manipolare il trend di crescita del valore...

Una vera riserva di valore dovrebbe teoricamente conservare il valore (nel senso di fluttuare poco). Un immobile può essere rivenduto fra trent'anni, magari al 900% del suo valore, o magari al 20% del suo valore, ma male che vada fra trent'anni quel 20% di valore ce l'avrà ancora. Cos'è che garantisce che il Bitcoin sia "riserva di valore" a medio-lungo termine anziché una stringa di bit che non vale più nulla? Nessuno può rispondere a questa domanda, perché non è detto che fra un anno il Bitcoin esista ancora...



Punto 6: i prevedibili imprevisti

Alcuni esempi di ciò che può devastare drasticamente il valore dei Bitcoin:
  1. un eventuale bug nel protocollo che comprometta la fiducia nelle transazioni passate o future (per esempio non è ancora chiaro se il protocollo reggerà al quantum computing);
  2. un'eventuale massiccia svendita (dumping) da parte di qualcuno dei numerosi ignoti (si stima qualche migliaio) che detengono moltissimi Bitcoin (per esempio l'inventore, che si firmava Satoshi Nakamoto, detiene una quantità enorme di Bitcoin - i primi "estratti" attorno al 2009 - ma non li ha mai trasferiti). Una massiccia vendita anche di un solo operatore scatenerebbe il panico generalizzato (a cominciare da tutti gli altri squali) e una caduta verticale del valore (in gergo astronomico diremmo sindrome di Kessler) con irrecuperabili trend ribassisti da apocalisse (l'esempio delle azioni Tiscali sarà una bazzecola, al confronto);
  3. un possibile takeover da parte del 51% dei nodi che per una moda o per una paura cambino protocollo (Bitcoin ha già subito numerosi scismi, finora tutti finiti maluccio);
  4. un possibile ripensamento (possibilmente non spontaneo) su qualche caratteristica del protocollo, da parte del team di sviluppatori di Bitcoin (un pugno di persone), quanto basta per accendere fuochi di vendite frenetiche, sfiducia, clima da "siamo stati truffati", hard fork e quant'altro;
  5. un'eventuale vulnerabilità nei software di wallet più diffusi;
  6. l'ipotesi che "Satoshi Nakamoto" sia in realtà l'NSA.
Ultimo, e più pericoloso imprevisto, l'influenza del mondo bancario. Che fino alla fine del 2017 era tutto sommato rimasto a guardare, e ora che la torta è grossa decide di scendere in campo. Ad esempio con i futures sul Bitcoin: cioè contratti che consistono in una promessa di ricomprare a una certa data futura ad un prezzo prestabilito. I futures sono come una scommessa su una gara sportiva: e sappiamo già come va a finire per lo sport quando il giro di soldi nelle scommesse diventa grosso - e, tanto per cambiare, a perderci sono sempre e solo i gonzi.

La caratteristica tipica di ogni bolla speculativa è una salita frenetica del valore di un asset, seguita da un crollo improvviso (perché la crescita non può essere infinita, oppure perché un piccolo evento scatena un'ondata di vendite che supera la domanda). Vediamo alcune storiche bolle speculative, i loro meccanismi e il loro botto finale:
  • la Bolla dei tulipani (1634-1637) - quando dopo la corsa all'impazzata a comprare bulbi di tulipano raro (non il bulbo materiale, ma il contratto "futures" che ne certificava il futuro possesso), i detentori non trovarono più qualcuno a cui rivendere a prezzo anche scontatissimo (prezzo che nel frattempo, passando di mano in mano, era stato sopravvalutato fino a valer "più di un intero castello");
  • la Bolla del Mississippi (1718-1720) - azioni salite del cinquemila per cento in tre anni grazie alle panzane del marketing del fondatore;
  • la Bolla dei Mari del Sud (1719-1721) - le azioni della compagnia inglese salivano a dismisura nonostante la guerra per accaparrarsi i mari del Sud fosse appena cominciata e non era assolutamente certa la vittoria;
  • la Grande Depressione (1923-1932) col crash di Wall Street nel 1929 - la gente s'indebitava per comprare azioni (le banche addirittura proponevano prestiti e mutui a chi volesse comprare azioni) perché il mercato azionario stava salendo alle stelle; una piccola banca si ritrovò un giorno senza soldi e dovette chiudere: la corsa alle vendite fu fulminea e un attimo dopo tutti si resero improvvisamente conto che era impossibile liquidare i propri asset perché il valore nominale eccedeva di parecchi ordini di grandezza la ricchezza materialmente circolante;
  • la Bolla speculativa giapponese (1982-1992) - la liberalizzazione finanziaria cavalca la bolla immobiliare fino al famigerato Lunedì Nero;
  • la Bolla di internet e delle Dot Com (1994-2002) - bastava registrare un dominio internet .com per sembrare un'azienda su cui investire;
  • la recente Grande Recessione (2006-2009) seguìta alla crisi dei subprime e relativa bolla immobiliare.


Punto 7: insomma, se proprio ci tieni...

"Voglio far soldi! presto! subito!"

Va bene.

Premesso che non mi piace rischiare soldi altrui e che ritengo più ridicola che immorale l'idea di arricchirsi speculando o di bruciare ricchezza reale in operazioni speculative, cominciamo.

Prima fase: "investimento a perdere".
  1. arriva ad una risposta ragionata, esaustiva e comprensibile delle domande elencate sopra nel punto 1;
  2. scegli a tuo rischio e pericolo una o più fonti dove poter riconvertire l'asset in soldi veri, conoscine regole e limiti su quanto puoi liquidare e quanto ti costa e ogni quanto puoi farlo; sii ben informato (e possibilmente ben assistito) sugli aspetti legali e fiscali dei guadagni da speculazione monetaria;
  3. la quantità di soldi da investire è quella che puoi permetterti di perdere immediatamente senza rimorsi; cioè deve sempre esistere una invalicabile separazione tra i soldi tuoi e quelli che butti nella giostra (altrimenti è matematicamente garantito che farai la fine del disoccupato che si vende il telefonino per aver soldi da bruciare nei gratta e vinci e nel videopoker);
  4. "compra basso, vendi alto" - e senza mai mosse avventate;
  5. nel momento in cui l'asset ha almeno raddoppiato il suo valore (cioè nel momento in cui vendendo tutto riusciresti ad incassare più del doppio dei soldi che ci hai buttato dentro), allora liquida una parte per recuperare almeno ciò che avevi investito inizialmente, dopodiché puoi finalmente passare alla seconda fase.
Seconda fase: "sei finalmente nella giostra".
  1. puoi dire che sei sulla giostra solo dopo che hai veramente recuperato l'investimento iniziale (che era "a perdere" sì, ma non nel senso che devi perderlo), perché è solo in quel momento che un eventuale crash non ti lascia in braghe di tela ma ti lascia indifferente;
  2. continua col "compra basso, vendi alto" senza mai sforare la soglia del "non me ne importa niente se tra un minuto mi accorgo di aver perso tutto";
  3. tieni sempre rigorosamente precisa la contabilità dei soldi reali che hai buttato dentro fin dal primo giorno e dei soldi reali che hai effettivamente già estratto e incamerato; vale come autoaddestramento psicologico a non far la fine del disoccupato che brucia i suoi ultimi soldi nel videopoker "perché sono sicuro che stavolta è il mio momento fortunato (e poi devo assolutamente vincere per ricomprarmi il telefonino)";
  4. a seconda dei limiti su come riconvertire l'asset, di tanto in tanto liquida (monetizzane, incassa, riporta a ricchezza reale) una percentuale - in caso di crash meglio avere dei beni in più che degli scrupoli in più;
  5. quando hai già recuperato l'investimento iniziale, e monetizzato qualche guadagno, e avendo ancora nel wallet un asset su cui speculare, puoi finalmente stappare lo spumante perché la matematica non è un'opinione: significa che hai indirettamente spennato polli più ingenui di te, per cui puoi passare alla terza fase.
Terza fase: "complimenti, sei uno speculatore (vediamo ora se fai qualche vaccata...)".
  1. a questo punto sei nella giostra e ci giri coi soli soldi ricevuti dalla giostra, senza rischiare niente di tuo, perché non devi mai investire nella giostra soldi che non provengono dalla giostra (solo i polli confondono i due àmbiti, e fanno puntualmente una brutta fine come nelle bolle sopra citate);
  2. chi non risica, non rosica: anche se il Bitcoin continua a salire di valore, guadagnano di più quelli che "comprano basso e vendono alto" (il tipico speculatore si tira fuori volta per volta anche con guadagni minuscoli); l'idea che per arricchirsi basta "comprare e aspettare" è fondata su ciò che è avvenuto negli scorsi anni, non su ciò che avverrà in futuro (chiaro? no? immagina per esempio che al casinò la roulette abbia dato quindici volte consecutive il rosso, e tu decidi di scommettere sempre sul rosso perché fino a quel momento altri si sono arricchiti scommettendo sul rosso...)
  3. dato che restare nella giostra è rischioso (il numero di polli non è infinito), devi periodicamente estrarne guadagno (convertire quello speculativo in quello reale fuori dalla giostra) e tenerti mentalmente pronto ad un eventuale crash, a meno che non decida di ritirarti per non rimetterci mai più piede. Sempreché tu non sia il tipico ingenuo autolesionista che alla prima decisione sbagliata si torce il fegato per il resto dei suoi giorni.
Questa scaletta in tre fasi presume che:
  • che il valore dell'asset (Bitcoin o cos'altro) oscilli furiosamente (in modo da permettere spesso - e con buoni margini - il "compra basso, vendi alto");
  • che l'investimento "a perdere" sia veramente "a perdere": se il ricevere un danno da un eventuale furto/hacking/crash ti toglie un po' di sonno e di salute e di quiete, significa che non sei uno speculatore ma un pollo;
  • che investimenti, perdite e guadagni siano sempre matematicamente dimostrabili come tali - non come quei citrulli che ogni giorno bruciano venti euro nelle slot machine e poi quando una volta mese ne vincono cinquanta sono convinti di essersi finalmente arricchiti;
  • che le decisioni su quando "comprare basso" e quando "vendere alto" siano prese a sangue freddo piuttosto che sulla scia delle emozioni del momento (emozioni che possono anche essere dettate dall'ansia indotta da qualche breaking news).



Divagazioni a margine

C'è un guadagno che è prodotto dal lavoro. Nella nostra epoca un cretino diventa parlamentare e si alza quindicimila euro mensili escluse bustarelle e altri benefit tipici del mestiere, mentre un ingegnere o poliziotto con esperienza decennale è fortunato se arriva a prenderne millecinquecento. Questo ingiusto divario non cambia che in entrambi i casi si tratta formalmente di guadagni prodotti dal proprio lavoro, con un rischio tutto sommato contenuto, con una stabilità contrattuale, una prevedibilità dello stipendio, una similitudine di trattamento rispetto ad altri che fanno lo stesso mestiere, ecc.

C'è poi il guadagno che è prodotto non dal lavoro ma da speculazione, gioco d'azzardo, ecc.: investi 100 e ricuperi 120, trattenendo quei 20 come guadagno, senza avere direttamente a che fare con ciò che hai movimentato (merci, immobili, titoli, poker d'assi, stringhe di bit...). Trattandosi di speculazione c'è sempre qualcuno più furbo di te (nel caso di lotterie, giochi d'azzardo, totocalcio, gratta e vinci, ecc., il più furbo di te è quello che ha organizzato il gioco) per cui è molto più probabile che investendo 100 ti ritrovi invece 90, 80, 50, a volte anche zero. Oppure, dopo dieci volte che guadagni 20, ti capita il momento sfortunato in cui perdi 570: e se la matematica non è un'opinione sei andato a mare con tutti i panni.

L'aspetto psicologico della questione si intravede già nella terminologia, chiamando "guadagno da speculazione" quello che in realtà è il vincere ad una lotteria organizzata da furbi più furbi di te. "Speculazione" non significa che esistono degli innominati benefattori bramosi di renderti ricco: e questo vale anche riguardo al fatto che sono stati proprio degli speculatori ad aver fatto salire alle stelle il valore del Bitcoin in questi ultimi sei anni.

Occorrerebbe anche distinguere tra ricchezza e percezione della ricchezza. L'espressione "ho guadagnato duemila euro" suona poi molto diversa se la dice un riccone (che può permettersi di rischiare un milione di euro per guadagnare il due per mille: "duemila euro") rispetto a quando la dice un disoccupato (quant'è il due per mille di "venti euro"? e il disoccupato in questione poteva permettersi di rischiare di perdere venti euro? e quanti poveri disoccupati hanno indovinato modi legali per "guadagnare duemila euro" con la sola speculazione?).


Aggiornamento (grande mazzata conclusiva):

secondo un articolo del Sole 24 Ore del 24-1-2018:
  • la compravendita di criptovalute contro valuta legale ricade nelle norme antiriciclaggio perché costituisce "prestazione di servizio a titolo oneroso", per cui  gli operatori degli exchange devono identificare i titolari effettivi delle operazioni effettuate e conservare la documentazione che deve essere ispezionabile dalla Guardia di Finanza e poter essere usata anche per accertamenti fiscali;
  • per il momento la compravendita di valute virtuali non costituisce reddito, ma in futuro si tenterà di assimilarle a investimento finanziario per tassarle.

Secondo un articolo del Sole 24 ore del 22-4-2018:
  • il Bitcoin (dunque le criptovalute) è per il momento considerato come una valuta estera, da indicare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi (quello riguardante le attività finanziarie estere), indipendentemente dal fatto che il proprio wallet sia gestito privatamente o tramite intermediario/exchange.