giovedì 1 aprile 2021

Monowheel: documento per l'Ufficio Acquisti

Prospetto di investimento strategico:
un monowheel

Sto meditando l'acquisto di un monowheel (altrimenti detto EUC Electric UniCycle, oppure "monoruota", ma nel gergo legislativo italiano devono per forza inventarsi i termini strani metà italiano e metà inglese).

Motivazione fondamentale: "per sfizio".

  • "Ma perché?!" Per provare una cosa nuova. Se uno chiede "ma perché?!" significa che non è capace di provare cose nuove ma solo quelle mainstream che "ce l'hanno già tutti e ne parla perfino la televisione!"
  • "Meglio una bici!" No, perché è complicato portarsela in macchina o in treno.
  • "Meglio un monopattino!"  No, perché a parità di prezzo e peso, è meno sfizioso.
  • "Meglio un hoverboard!" No, perché non ci puoi macinare chilometri.
  • "Meglio una pleistescion!" No, perché quando esci di casa non puoi portartela per giocarci in treno (in quel caso, meglio la Switch).
  • "Ma perché devi buttare tutti quei soldi per il monocchio?!?" Si chiama monowheel, ancora non l'ho comprata, e sei già invidioso!!

Prima premessa: "come funziona".

  • Motore: elettrico, al centro della ruota, con potenze a partire da varie centinaia di watt.
  • Batterie: il pacco batterie in serie (in genere sugli 84 volt) e il controller di carica sono alloggiati nella parte medio-alta della scocca.
  • Peso: diremmo "leggero" quelli generalmente 12-15 kg, "medio" attorno ai 20 kg, "pesante" oltre i 25 kg. "Leggero" è sollevabile per portarlo sulle scale o in macchina (non so quanti alzerebbero facilmente 20-25 kg di monoruota per portarselo in un appartamento di un condominio). La maggior parte del peso (e del costo) è dato dalle batterie.
  • Equilibrio: lo si dà spostando continuamente il baricentro del proprio corpo (proprio come per la bici). Il monowheel ha dei sensori inerziali per capire in ogni momento come è orientato, quanta potenza sta dando rispetto a quanta velocità sta ottenendo, ecc.
  • Accelerazione e frenata: le si dà cambiando "assetto" del corpo (può bastare anche il pestare leggermente i piedi verso le punte o i talloni). La frenatura è elettrodinamica (non è necessario un freno ad attrito).
  • Velocità tipiche di utilizzo: 15-20 km/h di velocità di crociera; sopra i 25 diremmo "sta correndo" (le stesse cose che diremmo di una bici).
  • Manutenzione ordinaria: essendo elettrico, solo carica batteria e di tanto in tanto controllo pressione pneumatico.
  • "Come si svolta?" Rallentando e con un gioco di gambe e di movimenti del baricentro. Più difficile a dirsi che a farsi.
  • "Ma non si cade?" Certo, proprio come qualsiasi altro mezzo con meno di 4 ruote: cioè la pericolosità è quasi tutta nella stupidità dell'utente. A velocità abbastanza basse si cade in piedi.
  • "E se si spegne?" Se si spegne il motore in corsa, si cade. Ma succede solo se il controller delle batterie è stato eccessivamente stressato (temperature estreme, batterie scariche, troppa richiesta di corrente): in quel caso può andare in "cut-off" (cioè deve staccare l'alimentazione prima che qualcosa vada a fuoco). Cioè succede solo su quelli costruiti male o con batterie-ciofeca.

Seconda premessa: "le batterie".

  • I famosi "tot cicli di ricarica": le batterie degradano proporzionalmente all'utilizzo, proprio come quelle dei telefonini; in genere dopo diverse centinaia di ricariche hanno perso un 20-30% dei watt/ora di capacità di quand'erano nuove.
  • Le batterie non sono un serbatoio perfetto, cioè non possono "dare sempre il massimo" fino all'ultima goccia. Alcuni controller riducono la "curva utile" di accelerazione e velocità massima man mano che la batteria si scarica; cioè le massime prestazioni le danno solo quando la batteria è carica almeno al 70-80%.
  • Asperità e salite richiedono picchi di corrente: meno asperità ci sono sul percorso e meno picchi di stress avranno la meccanica e il motore; meno salite si affrontano e meno corrente sarà chiesta alla batteria. A temperature basse (sotto i 10°C) le batterie non sono in grado di dare tutta la corrente che danno a temperature normali.
  • Il peso del conducente influisce sulla scarica: sebbene siano quasi tutti indicati come "max 120 kg", a parità di percorso/velocità chi pesa 60 kg richiederà ovviamente meno corrente rispetto a chi ne pesa 90 (e percepirà una maggiore accelerazione e autonomia).

Terza premessa: "ipotetico scenario di utilizzo".

  • Payload: conducente con zaino e accessori: diciamo 90 kg per andare abbondanti e sul sicuro.
  • Alla partenza: batteria con un centinaio di cicli di carica alle spalle e al 95% carica.
  • Percorso: spostamenti in periferia, strade di campagna/collina.
  • Distanze: esigo che in tale scenario 25 km di percorso misto dovrebbero lasciarmi con almeno il 30-40% di batteria residua.

Quarta premessa: "cosa influisce sui costi".

  • Dimensioni ruota: più è ampio il diametro dello pneumatico e meglio sopporterà le piccole asperità (e più costerà). In genere si dice: fino a 14 pollici: "per imparare e per piccoli tratti" (anche se una ruota piccola è più "nervosa" sullo sterrato); 16 pollici, "per macinare chilometri"; 18 o più pollici: "per racing".
  • Potenza motore: incide su accelerazione e scatto (e dunque sulla capacità di affrontare le salite), molto più che sulla velocità. Più potente è, più capace dovrà essere la batteria (e più pesante e costoso sarà il mezzo).
  • Capacità della batteria: incide sull'autonomia e sull'accelerazione, oltre che su pesi e costi. A parità di corrente, più è alta la tensione, e più potenza si può estrarre (per questo sui monowheel hanno generalmente tensioni grosse, 84 volt, 100 volt...).
  • Accessori: fari (per illuminare di notte) e speaker (per i beep di allarme) credo siano su qualsiasi modello, per motivi legali. I modelli non leggerissimi hanno sempre un maniglione per trasportarlo senza sollevarlo. Le luci laterali più o meno kitsch servono a farsi notare quando si è in strada con poca illuminazione (in modo che altri, sbucando da un vicolo, ti vedano prima di venirti addosso). Alcuni monowheel hanno anche prese USB per caricare il telefonino e a volte perfino un aggancio per l'action-cam. Converrebbe guidare sempre con almeno casco, ginocchiere e gomitiere (e smartphone con batteria ben carica).

Quinta premessa: "quadro legale-fiscale".

  • Niente targa, niente assicurazione, niente carburante né accise. (Se volessero rovinare il mercato potrebbero imporre targa, assicurazione, potenza massima al motore, velocità massima di circolazione, e obbligo del casco. Intanto pare che in Germania occorra la targa e una tassa da 29€/anno)
  • Niente casco (ma conviene metterlo, e pure polsiere, gomitiere e ginocchiere).
  • Ad oggi in Italia i monowheel sono ancora in una "zona grigia" legale. Nel peggiore dei casi sono equiparati agli hoverboard, cioè limitati a 6 km/h e zone pedonali o strade private. Essendo poco diffusi, sono anche poco multati (dipende sempre dal vigile che ti ferma). Si spera che verranno equiparati presto almeno ai monopattini.

Alla vigilia dell'acquisto:

  • Attualmente i leader di mercato sono la cinese Inmotion e la coreana Kingsong (Begode e Veteran fanno degli aggeggi solo di fascia alta, Ninebot non ne produce più), con i prezzi dei modelli più interessanti da 16 pollici nella fascia 1000-1700 euro.
  • Occorrerà trovare anzitutto un posto ampio dove esercitarsi e imparare a guidarlo (un parcheggio auto deserto?). Dato che un aggeggio da una ventina di chilogrammi non è propriamente tascabile, quel posto dovrebbe essere raggiungibile (e parcheggiabile) in macchina. Uno dei miei posti preferiti per pattinare (il centro direzionale) richiede un totale di cinque rampe di scale per arrivarci in treno (che per i pattini non era un problema visto che 3-4 chili di pattini si portano in zainetto monospalla).
  • Se la moda governativa di attivare zonerosse zonerosse non accenna a finire, i monowheel si venderanno solo a Roma e Milano (cioè confini comunali ampi, presenza di parchi, gruppi di appassionati).
  • Uhm... a questo punto devo solo prendere coraggio e cliccare su Acquista Adesso.

Qualche appunto ai progettisti per la prossima versione:

  • La confezione dovrebbe includere di serie un paio di metri di schiuma anticollisione (in tinta col mezzo) e indicare nel manualino i punti in cui può essere incollata. (Magari anche per il lato pad ginocchio, al posto di quei cuscini belli e comodi ma che saranno i primi a stracciarsi in caso di urto).
  • Ci vorrebbe un piccolo display con la percentuale di carica residua, 3-4 tasti per la configurazione, e anche una chiave di accensione da usare in alternativa all'apps ufficiale. In tal modo si potrà prestare al volo il monowheel senza dover far tutta la trafila di installazioni, login, bluetooth e compagnia cantante. Per la legge di Murphy, infatti, tutto ciò che richiede un'apps finirà prima o poi per farti urlare "nooo! il cellulare è scarico!"
  • Ci vorrebbe un piccolo vano portaoggetti per chiavi, portafoglio, e (improbabile) custodia occhiali da sole.
  • Nessuno ancora si azzarda a mettere i PowerPad di serie (si limitano tutti a dei blandi cuscinetti). Conviene comprare degli yoga block in plastica espansa, scolpirseli con un coltello da cucina, e agganciarli con strisce di velcro.
  • I modelli più lussuosi hanno un cavalletto. In realtà occorrerebbero due cavalletti tali da "parcheggiare" la ruota senza che lo pneumatico tocchi terra (meglio ancora se una cover scorrevole chiudesse l'intero scomparto ruota), perché non è molto bello andare a casa di qualcuno e poggiare nell'ingresso il monoruota che ha toccato chilometri di asfalto e magari anche una cacca di cane.
  • Suggerirei anche di ingegnerizzarvi una bici. La monowheel potrebbe rappresentare la ruota posteriore motrice, sganciabile, così in modalità "bici" potrebbe affrontare le strade normalmente trafficate come una comune bici elettrica, e giunto a destinazione si parcheggerebbe il telaio della bici per proseguire "su ruota".

Presto [si spera] altre notizie!

1 commento:

  1. Incredibile come autoconvincersi che un acquisto del genere è la spesa giusta da fare!
    Quest'aggeggio ("aggeggio" non a caso) è utile giusto per chi abita non molto lontano dall'ufficio e ha disposizione strade ben asfaltate e con un traffico limitato.
    Dove abiti tu oltre alle buche (per usare un eufemismo) le strade sono assolutamente inpraticabili e pericolose.
    Questo è il classico acquisto "sfizio" che alla fine non ripagherà assolutamente la spesa fatta ... ed oggi come oggi spendere più di 1000 € per una cosa del genere è veramente buttare soldi dalla finestra. Forse una bici elettrica potrebbe tutto sommato risultare un mezzo per sportarsi altenernativo all'uso dell'auto per delle commissioni o altro ma questo monoruota da 20 kg (quasi quanto una bici elettrica) è veramente una'assurdità!!
    Ma ovviamente proprio per questi motivi forse lo comprearai ... alle fine gli acquisti inutili prima o poi li fai.

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